Pesi_fruttaNella vita bisogna dare peso a molte cose. Alle parole, ai propri modi di fare. C’è anche il peso fisico come ad esempio quello corporeo, quello sportivo e anche il contrappeso che alla fine è un peso anche lui (è inutile che fa finta di non esserlo). Praticamente il peso è un punto fisso nella nostra quotidianità e lo troviamo un po’ ovunque, anche al supermercato.

Di che sto parlando?

All’interno della stragrande maggioranza dei supermercati esiste un oggetto, meglio definirlo uno strumento, che miete subdoli tranelli.

Cos’è?

La bilancia della frutta e verdura.

Altro non è che quella simpatica macchinetta con molteplici bottoncini e numerelli che sta lì ferma tra le banane e i pomodori insalatari.

Ma andiamo ad osservare meglio come quest’oggetto funga come seme della discordia e vada a minare la quiete all’interno del supermarket.

quando il cliente, ignaro di quello che gli sta per accadere, fa il suo ingresso all’interno del supermarket, solitamente il primo reparto che si trova davanti è proprio quello della frutta e verdura. Questo reparto si presenta sempre molto colorato, con cestoni di vimini o scatoloni di plastica che contengono per categoria diversi articoli ortofrutticoli. Sotto ognuno di loro vi è un simpatico cartellino in riferimento al vegetale o frutto e un numerino. Ecco, quel numerino non è un suggerimento per gli amanti del Lotto sul numero da giocare. Non deve neppure essere scambiato dai Senior Master della Tombola come una gara che alla fine quando arrivi in cassa e c’hai il 9 e il 44 la cassiera urla:

AMBO! LA SIGNORA HA FATTO AMBO!

No, no. Quel numeretto ha un’utilità molto semplice ma di un’importanza alquanto rilevante. Serve per pesare l’articolo scelto e corrispondente al numero nelle bilance. Il cliente digita il numerello sulla tastierina che pare un tabellone del bingo e TAC! La simpaticona sputa fuori un’etichettina appiccicosa da incollare nel sacchetto (a patto che non si incolli prima nel guanto).

La procedura è semplice e chiara no?

AHAHAH

NO

Bisogna partire da un presupposto però. Alcune catene di supermercati estere, hanno adottato un sistema di pesatura direttamente alla cassa.

Chissà perché ogni volta che mi immagino la taratura della bilancia in cassa mi viene in mente una scena come questa:

Piera in piedi sullo scanner della cassa è intenta a capire se almeno quella bilancia funziona, dato che quella di casa le si è rotta. Le dice sempre che pesa di più. Bah!

Piera quant’è” dice la collega che la guarda dabbasso

Macché, non ho perso manco un grammo. Ho l’impressione che sia rotta anche questa sai?

Chiusa questa breve parentesi, c’è da dire che nel nostro bel paese è ormai risaputo che ci piace complicarci la vita e nella maggior parte dei negozi c’è ancora il metodo di pesatura self service. ecco spiegato perché vige il più totale e assoluto caos della bilancia.

Perché?

Ecco alcuni esempi nella quale sicuramente, voi cassiere e anche voi clienti, vi siete trovati.

 

 IL FURBETTO

Il furbetto rientra a far parte della categoria di clienti che vorrebbe pagare la frutta con la valuta del 1960. Per carità, la frutta è rincarata tantissimo ma i tempi cambiano e i prezzi pure. Solo alcune cose rimangono sempre le stesse. Tipo gli stipendi. Ritorniamo al nostro furbetto che altrimenti si spazientisce.

Il furbetto è quel cliente che prende 2Kg di ciliegie (5,89€ al Kg nel migliore dei casi) e la Piera, mentre batte tutti gli articoli, appena prende sto sacchettone, si trova scritto nell’etichetta 0,98 cent. Dovete sapere che la Piera, come quasi tutte le cassiere, c’ha due occhi così, uno allo scanner e uno al monitor, che pare un camaleonte. Non gli sfugge niente eh!

Piera si rassetta gli occhi, carica l’interfaccia ‘scambio di opinioni’ e si rivolge alla sua collega:

Te capì Gina che le ciliegie stanno in offerta?

La Gina si gira che c’ha uno sguardo che pare una gatta in calore e stando al gioco della sarcastica Piera risponde:

Ah sì? Buono a sapersi che stasera mi faccio la scorpacciata

Arrivati a questo punto il cliente ha molte possibilità di reazione, ma il furbetto sceglie sempre la stessa:

C’è qualche problema?

La Piera, che ha già inquadrato l’elemento, controbatte:

Effettivamente sì, ha ragione, c’è un problema.* Nell’etichetta c’è scritto che le ciliege sono 5,98€ al Kg, solo che a me non tornano i conti. Qui dentro ce ne sono almeno 2Kg di roba e 0,98 cent mi sembrano pochi. Non le pare anche a lei?

*(lezione N.1 del manuale della cassiera: dare sempre ragione al cliente. Qual’ora avesse torto dategli ragione lo stesso e poi esponete l’errore)

Ah…sì? Non me ne sono accorto. La bilancia era rotta.” dice il furbetto come se fosse cascato giù dal pero.

Piera, conoscendo bene quella scusa, alza la cornetta e all’interfono urla:

UN PREZZO ALLA CASSA 10!

…e dentro di sé se la ride che è una meraviglia!

A questo punto il furbetto può reagire in due modi:

1) Il cliente rinuncia all’articolo perché ha un impegno improrogabile e non può aspettare alla cassa. Questione di vita o di morte.

2) La strategia del furbetto prevede un pronto e scattante ‘vado io!’ che te lo trovi a correre per il negozio e poi quando torna alla cassa tutto affannato lo vedi che in mano c’ha una confezione di Kiwi già prezzati ed esordisce dicendo che le ciliegie le ha lasciate al collega del reparto perché c’era troppa gente alle bilance e aveva un impegno improrogabile e non poteva perdere tempo. Poi a fine giornata Piera trova il sacchettone di ciliegie nascosto tra i cetriolini sott’aceto.

IL CONFUSO

Il confuso e il furbetto fanno parte della stessa famiglia. Forse sono cugini. Il confuso è quello che scambia facilmente le pesche gialle con le banane ad esempio. Eh, poverello, in fin dei conti son gialli tutti e due!

Signora, credo che abbia sbagliato a mettere l’etichetta a queste mele” dice Piera avvalendosi dell’articolo N*1 del manuale della cassiera.

Perché?

Signora, questo è un melone

Ah, ma davvero?

Mh, Mh

Eh, però lì c’era scritto quel numero, mica vado a vedere se mi esce fuori l’etichetta con su scritto melone. Abbia pazienza!

A Piera di certo la pazienza non manca. Addirittura per quanta ne porta è in odore di santità!

Facciamo controllare la mia collega che glielo va a ripesare?

Il cliente subito dietro in fila lancia turpiloqui a destra e sinistra che se becca qualcuno gli provoca un trauma cranico e la signora dice soltanto un ‘faccia pure’ disinteressato.

La ragazza dei prezzi arriva che pare uno spettro, un’anima in pena e torna alla stessa maniera col melone pesato.

La Piera, furba come una volpe, le chiede:

Ma c’era il numero sbagliato? La signora ha letto 2

No, c’era scritto 6

La cliente figlia della famiglia dei confusi dice:

Eh, mi sarò confusa. Alla fine si somigliano come numeri

Mentre la Piera passa a scanner l’articolo, la confusa guarda attentamente a quanto passa sto maledetto melone. Le si legge in faccia che sta pensando se il prezzo “vero” è vantaggioso o no. Raramente lo è.

Adesso che ci penso meglio, non lo voglio più. Lasci stare, non me lo batta

La ragazza dei prezzi sbuca da dietro la cassa con la chiave supervisore in mano:

Devi stornare vero?

Ogni cassiera ha un angelo custode che la veglia, il suo nome è Retrocassa.

Finita la procedura di storno la cliente confusa ha un colpo di genio:

Già che è qui non è che può andarmi a prendere le mele? Che io in realtà volevo quelle e non il melone. Mi sono confusa.

solo che la ragazza dei prezzi, proprio come uno spettro, è fuggita in tempo scampandosela anche questa volta.

Intanto al cliente dietro in attesa gli sta fumando la testa come una ciminiera…e un po’ anche a Piera.

L’INFAME

La descrizione di questa losca figura è breve. L’infame è quell’individuo che manco la pesa la frutta e la verdura, anche perché raramente arrivano in cassa. È quello che abbandona le angurie nelle corsie dei pelati, i noccioli delle ciliegie nella corsia delle birre e i pomodori dentro i freezer. Potete capire facilmente perché gli è stato attribuito l’appellativo di infame vero?

IL MULTI “SACCHING”

Quest’ultimo è il cliente a risparmio. Un sacchetto della frutta e verdure mediamente può contenere in media 2Kg in base al frutto o al vegetale. Il cliente in questione sfida le leggi spazio-gravitazionali e in quei sacchettini ci fa stare l’inverosimile.

Poi arrivano in cassa e…

Ma signorina! Insomma! Questi sacchetti non tengono niente! Si rompono subito! Guardi!” mentre per terra rotola tutto il creato vegetale.

Lo stesso elemento è quello che in un sol sacchetto mette pere, mele, carote, cipolle e un filetto di prezzemolo e le etichette sparpagliate che la cassiera ogni volta pare che pesca i numeri della lotteria. Gira e rigira sto sacchettino senza pace e batte tutte le etichette coprendo magistralmente le altre con le dita.

Ma non finisce qui! Una diramazione del multisacching è il nientesacching! Quello che appiccica le etichette direttamente sul frutto che poi puntualmente si stacca e si appiccica nei posti più improbabili a fare compagnia a qualche bollino di vecchie collezioni.

In fine ci sono i clienti normali. Grazie al cielo! Ma si sa che le esperienze che rimangono sono sempre quelle fuori dal comune e soprattutto quelle fuori di testa.

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