Questa mattina uscendo di casa con l’entusiasmo tipico di una cassiera che deve affrontare il sabato prima di Natale, una corrente fredda risveglia il cricetino che abita la mia testa ricordandomi che ho un blog nella quale non scrivo da un po’ di tempo.

Hamster

Sapete com’è la vita da cassiera, tutta la giornata di corsa, a pranzo un panino al volo e poi ti ritrovi a pochi giorni dal Natale e ti viene un collasso dallo shock. Non voglio fare la pecora nera della situazione dicendo che il Natale fa schifo, è solo una trovata commerciale e così via. Il Natale è il periodo dell’anno dove il calore della famiglia e l’altruismo scaldano i nostri cuori. È quel momento prima della fine dell’anno nella quale ci si ricopre di buoni propositi e si da importanza alle cose semplici della vita. L’atmosfera che questo evento porta con il suo avvento è unica e si respira aria di Natale quando le luminarie fanno capolino nelle nostre vie e in televisione si vedono solo Babbi Natale e le pubblicità di profumi. Tuttavia esiste un luogo che più di altri riesce ad avere un’atmosfera natalizia esclusiva e ce l’ha già a partire da fine ottobre quando arrivano i primi panettoni e pandori. Quel luogo è il supermercato. La sua atmosfera raggiunge l’apice il 24 dicembre, LA VIGILIA. Tutti possono percepirla distintamente già dal parcheggio dove le macchine sono accatastate una sopra l’altra e neanche quello furbo con la Smart riesce a trovare un buco dove sostare. Se la sorte non è particolarmente avversa si può trovare un posto dopo solo due ore di attesa a trecento chilometri di distanza dall’ingresso. Chiunque, almeno una volta nella vita, è entrato in un supermercato il 24 dicembre con la convinzione di metterci poco, giusto un panettone, uno spumantino e quattro cosucce da mangiare. Peccato che in quel luogo si sia riunito un quinto della popolazione mondiale colto da un’improvvisa psicosi da vigilia dove si sferrano fatality da urlo pur di ottenere l’ultimo panettone senza canditi in offerta. Il momento più difficile di tutti però viene quando si spunta l’ultimo articolo dalla propria lista della spesa e si deve scegliere la cassa dove pagare. Trovare la fila più corta è un’impresa dato che si è creato un unico cordone che pare la Salerno – Reggio Calabria ad agosto e l’ultimo della coda si trova nel reparto panetteria. La cassiera manco si vede tant’è lontana. “Chissà quella povera cassiera come arriverà a fine giornata” qualcuno si chiede. Ebbene, quella cassiera è Piera e per quanta atmosfera possa esserci, per quanti buoni propositi possa avere, il Natale è quel periodo che le scalda il cuore che ogni volta pensa di avere un infarto. Ormai ne ha fatte tante di vigilie e ogni anno è sempre peggio. Ci vuole un enorme dose di pazienza per affrontare questo giorno e lei l’ha esaurita tutta in un colpo solo dopo una settimana di lavoro. La Piera arriva al 24 dicembre che non capisce più nulla e il fatto che ancora debba affrontare due festività nell’arco di due settimane la sfinisce al solo pensiero. La sua giornata di fuoco parte già dalle otto di mattina quando le persone si accalcano sulla saracinesca del negozio come cozze su uno scoglio. Quando quest’ultima si alza e le porte del supermercato si aprono si trasformano tutti in missili e corrono tra i reparti con una maestria ragguardevole. Probabilmente alcuni si preparavano all’evento già da giorni, calcolando le traiettorie più strategiche e addocchiando la posizione dei prodotti da comprare. La giornata di Piera passa così, tra scarrellamenti, bip della cassa, bla bla bla e musiche natalizie che, simpatiche quanto vuoi, dopo che le ascolti incessantemente dal mese di novembre, ti vengono due Jingle Balls così! Tuttavia, per quanto la sua mente possa essere offuscata da tutto questo caos natalizio la rassegna delle offese per quello che ha il coraggio di chiedere: “Ma domani siete aperti?” è sempre pronta.

Alla fine arriva il tanto desiderato momento della chiusura, quando la clèr si abbassa e tutto finisce, quando mancano 365 giorni ad una nuova vigilia, quando la stanchezza assale e quando Piera si chiede “Come si fa a non amare il Natale?”.

Buone Feste

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