Il lavoro a contatto con il pubblico è sempre pieno di sfumature. Di che colore siano lo lascio pensare a voi. Quando ho iniziato a fare la cassiera al supermercato non pensavo di aver scelto un lavoro difficile. Nella mia giovane e inesperta testa pensavo che lavorare al supermercato fosse semplicemente stare seduta dietro la cassa, battere gli articoli e sistemare le cose sullo scaffale, ed è così in realtà. Peccato che il contorno generale è noto solo a chi questo lavoro lo svolge ed è spesso celato agli occhi di chi al supermercato ci va solo a fare la spesa. Fare la cassiera al supermercato è un’avventura giornaliera e come tutte le avventure che si rispettino non mancano drammi, momenti di rara leggerezza, storie d’amore e poesia. Sì, avete capito bene, poesia. Vi starete chiedendo come è possibile trovare della poesia tra i barattoli di fagioli e lo scarrozzare dei carrelli. Semplice. Tra le persone. Le cassiere sono delle persone comuni. Hanno sogni, passioni, speranze, proprio come te e come me.

Quest’oggi mi inoltrerò in qualcosa che non ho mai fatto prima. Chi segue il mio blog sa che l’atmosfera che ci si trova dentro è leggera e spensierata, ma nel supermercato, spesso, le situazioni non sono sempre divertenti. Il supermercato è un luogo d’incontri, specchio delle debolezze di questa società e da dietro una cassa ci si rende conto di molte cose.

Lucianna Argentino è un ex cassiera romana con la passione per la poesia e quello di cui sto per parlarvi è la sua raccolta di poesie intitolata LE STANZE INQUIETE edito da LA VITA FELICE.

 

“ In Ciò che riguarda le cose umane,

non ridere, non piangere, non indignarsi, ma capire.”

(Baruch Spinoza)

 

Nella breve prefazione Lucianna spiega il perché di questa raccolta e il come. Una delle cose che le sono maggiormente rimaste impressa durante la sua carriera al supermercato è stato il contatto vero, umano, che da dietro una cassa puoi avere con alcune persone e posso assicurarvi che di persone una cassiera ne vede tante nell’arco della sua giornata lavorativa. Citando Simone Weil, Lucianna ci fa capire che bisogna mantenere la propria identità anche in quella massa informe che si crea alla cassa di un supermercato, per cercare di riconoscerci reciprocamente nella nostra umanità, per muoversi in quello spazio di noi stessi che concediamo ad altri di vedere. È così che nasce Le Stanze Inquiete.

 

“Avere davanti gli occhi la propria vita tutta e prendere la risoluzione ferma e costante di farne qualcosa, di orientarla da un capo all’altro in un determinato senso per mezzo della volontà e del lavoro.”

(Simone Weil)

 

Lucianna ci invita a scovare la nostra vocazione e alimentarla, nutrirla. La sua è la poesia e grazie a questa passione, alla sua perseveranza e delicatezza nello scovare incanto nei gesti e nei semplici sguardi, possiamo leggere una raccolta di poesie che cambierà il nostro modo di vedere le cose e le persone che spesso ci circondano e alla quale non prestiamo attenzione.

Io non sono un’esperta di poesia quindi non sto qui a cercare di descrivervi tecnicamente ciò che ho letto, ma posso dirvi cosa ho provato leggendo.

Tenerezza nei disegni che qualche bambina le lasciava in cassa; speranza quando lei cerca la sua vocazione tra un cliente e l’altro; tristezza nelle storie di folli, clochard e persone sole; sincerità nei dialoghi con una vecchia signora; sensibilità ed empatia. In sostanza, Lucianna è riuscita a racchiudere l’umanità di questa società criptica trovando la bellezza in ogni elemento che la circondava in un ambiente ostile all’eleganza qual è il supermercato, trasformando ogni cosa in poesia.

Le Stanze Inquiete mi è piaciuto davvero tanto e sono convinta che se anche voi lo leggerete, non vedrete più nulla come prima e in tutto vedrete poesia.

Le Stanze Inquiete

INFO

TITOLO: Le Stanze Inquite

AUTORE: Lucianna Argentino

GENERE: Raccolta di poesie

EDITORE: La Vita Felice

FORMATO: Cartaceo

PAGINE: 104

ANNO DI PUBBLICAZIONE 2016

ISBN/EAN: 9788877997777

SINOSSI:

Ho scritto questo libro perché non volevo andasse perduto quanto vissuto durante lunghi undici anni alla cassa di un supermercato. Soprattutto non volevo andasse perduta la memoria, seppur minima, di alcune delle persone con cui sono venuta in contatto. Un contatto vero, umano, che è andato oltre i gesti e le parole che il mio angusto ruolo richiedevano. Poi c’erano i foglietti di carta che affollavano le tasche del mio camice e la penna sempre a portata di mano per rispondere alla mia vocazione alla poesia.
Ho cercato di andare oltre, di oltrepassare l’arida meccanicità che il mio lavoro in sé richiedeva, ho alzato lo sguardo dai numeri del display per incontrare gli occhi di chi mi stava davanti. Ho cercato di vedere le persone così come sono, con le loro debolezze e le loro grandezze e di affidarmi al fatto che non sapevo altro di chi mi stava di fronte se non che era il mio prossimo, nel senso più ampio e lato del termine. Un essere umano con la sua storia invisibile, una persona cui dovevo rispetto, attenzione e gentilezza così che quei pochi istanti in cui eravamo in relazione si aprissero a un tempo altro. Ho cercato di «scoprire tra la polvere quotidiana il granello di purezza che c’è», è ancora Simone Weil, anche se non sempre ho trovato la purezza, forse perché si esprime solo a sprazzi, in a timi che pure esistono e quando arrivano illuminano il tempo, ne levigano il senso.

Lucianna Argentino

Dove acquistarlo?

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