In quest’ultimo periodo sono un po’ così. Così come, vi starete chiedendo. Non lo so neanche io come definirlo, è questa la verità. Credo che mi definirei più che con una parola con uno sbuffo. Ecco, mi sento come uno sbuffo. Forse ne stanno risentendo anche i contenuti del blog e della pagina Facebook, lo so, e mi dispiace per questo. Probabilmente non vi sto intrattenendo come vorreste o come vorrei io. Non so. In realtà il mio è un periodo dove ho molte domande alla quale non so darmi delle risposte convincenti. Quelle cose da crisi generazionale dove devi decidere che strada intraprendere perché il “Cosa vuoi fare da grande” dovrebbe essersi già adempiuto, o quantomeno essere in corso d’opera. Invece io continuo ad avere paura del mondo che mi circonda perché, ahimè, il luogo in cui mi sento sicura è quello dietro la cassa del supermercato. Ci sto dietro da talmente tanto tempo che non immagino più la mia vita al di fuori di essa. Mentre batto articoli e vedo clienti passare alla mia cassa mi chiedo chi sono, cosa voglio essere e cosa voglio fare e a volte mi chiedo se anche gli altri si pongono domande del genere o sono soltanto io che mi sento un piccolo bullone in un enorme macchina che ha paura di staccarsi da essa per il timore di non trovare la sua utilità in un altro posto.

Vi ho ammorbato troppo con questa storia. Era un modo per introdurre la vignetta di questa settimana che come sempre spero vi piaccia.

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Alla prossima settimana.

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