Ormai le tessere fedeltà hanno invaso il nostro mondo. Se in questo momento apriste il vostro portafoglio trovereste sicuramente più tessere del supermercato che denaro, vero? Chi di noi non ha atteso il compimento del diciottesimo anno d’età per avere la prima tessera ed essere fidelizzato ad un brand? Io ad esempio non vedevo l’ora di essere maggiorenne per avere la tessera del BlockBuster. Poi è fallito. Va beh.

Nei supermercati di solito, per ottenere la tessera, bisogna recarsi al banco informazioni o all’ufficio fidelizzati, dove una gentile commessa fa compilare un modulo con alcuni dati anagrafici e dopodiché consegna la famigerata tessera. Benvenuto nella famiglia!

Un giorno, a causa del taglio al personale, a Piera è stato chiesto di stazionare presso l’ufficio fidelizzati del Supermercato Qualunque e, senza esserle concesso in alcun modo di dissentire da quella decisione, ha accettato di “buon cuore”.

Non essendo seduta in cassa le sembrava di respirare un’aria nuova. Il suo spazio vitale le consentiva di allargare le braccia e stare in piedi, cose che in cassa ovviamente non erano impossibili. Mentre era intenta a gestire una fila di cinque persone lì per ritirare i premi dal catalogo arriva lei, una stangona di un metro e novanta, capelli biondi lunghissimi e la possenza da giocatore di rugby. Senza togliere gli occhiali da sole a specchio, cosa che a Piera dava fastidio perché non sopportava il fatto di dover parlare con davanti gli occhi il suo riflesso, la signora, senza curarsi degli altri clienti in coda che già la stavano guardando in cagnesco, dice:

<<Devo fare la tessera>>

<<Ehm…sì, certo. Deve compilare questo modulo. I campi con l’asterisco sono obbligatori>> Piera prende il modulo e glielo consegna dicendo <<Intanto vado avanti con gli altri>>

La signora si scosta lievemente nell’angolo ed inizia a compilare il modulo finché ad un certo punto inizia a borbottare tra sé e sé. Dato che la cosa andava avanti da qualche minuto Piera interviene:

<<Posso darle una mano?>>

<<Tenga ho finito>>

Piera con uno sguardo distratto nota che tutti i campi contrassegnati erano compilati eccetto uno, quella del sesso.

<<Signora, ha dimenticato questo>> dice Piera indicando con la penna il quadratino con la lettera F.

<<Non l’ho compilato di proposito>> dice la signora agitando l’indice in senso di diniego. Un dito che sembrava un bratwurst austriaco.

<<Ha l’asterisco, è obbligatorio signora>>

<<Non è presente il mio sesso nel modulo>>

Piera guarda il foglio e subito dopo solleva lo sguardo in direzione degli occhi della signora ancora celati da quegli occhiali a specchio che le avrebbe strappato di dosso e pestato sotto i piedi più che volentieri.

<<Scusi, quanti sessi ci sono?>>

<<Il mio non c’è>>

A meno che non stesse parlando con un alieno, Piera era più che certa che gli unici sessi esistenti fossero maschio e femmina.

<<Che importanza ha il sesso per una tessera del supermercato! Mamma, quante storie!>>

<<Ha l’asterisco!>> ripete Piera con un’espressione corrucciata.

Che senso aveva quella discussione? Perché le capitavano tutte a lei?

<<Mi da la tessera, sì o no?>>

Piera esamina nuovamente il modulo in cerca del nominativo della cliente. Salvatore Laminna.

<<Signora, lo noto solo adesso. Il modulo per richiedere la tessera deve essere compilato solo per se stessi e non per altre persone>>

<<La tessera è per me infatti>>

In quel momento Piera fu colta da un’illuminazione rendendole il quadro un po’ più chiaro.

<<Ah. Capisco>>

<<Quindi? Posso avere la tessera o devo stare qui tutto il pomeriggio?>>

<<Sì, certo. Signor..a. Il problema è che una volta che andrò a compilare la richiesta a computer, ecco, lì sarà obbligatorio spuntare la F o la M, altrimenti il modulo non può essere accettato. Capisce?>>

<<Non so cosa dirle>>

<<Senta>> interviene Piera ormai spazientita <<Nella carta d’identità cosa c’è scritto?>>

<<Non importa cosa c’è scritto. Io mi sento donna. Basta questo>>

<<Non lo metto in dubbio, ma io devo spuntare una tra queste due quindi, che lei si senta donna è ok, ma se ha il bigolo nei bassifondi per il modulo della carta fedeltà si spunta la M. Va bene? Anzi sa cosa le dico? La spunto io, ecco, emme. Vede? Facile! Ecco la sua tessera e grazie e arrivederci>>

La signora o signore o chicchessia, probabilmente sgranò gli occhi, o almeno Piera lo intuì dato che con quegli occhiali a specchio riusciva a vedere solo il riflesso del suo volto decisamente sotto stress.

Dopo quel giorno fu introdotta la voce ALTRO insieme ad M e F.

Piera non volle più stare al punto fedeltà.

Il signor Salvatore Laminna  adesso ha la sua tessera fedeltà  e la sfoggia felicemente ad ogni spesa.

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*nomi e luoghi sono stati cambiati. Qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistenti sono puramente casuali.

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