Da domenica 18 settembre sul web è scoppiato un putiferio in seguito ad un post condiviso da Gianni Morandi nella sua Pagina Facebook dove diceva di essere appena uscito da un supermercato nella quale aveva accompagnato la moglie. In molti si sono indignati commentando che andare a fare la spesa la domenica è una cosa da sfigati e che il Gianni nazionale non doveva mandare un messaggio negativo. Il cantautore italiano si è immediatamente scusato dicendo che da adesso in poi farà la spesa sempre in settimana. Come è solito accadere in queste situazioni il popolo del web si è diviso in due fazioni: chi sta dalla parte dei lavoratori e dice no alla domenica e chi asserisce che andare a fare la spesa il settimo giorno della settimana è un diritto sacrosanto. Questa cosa mi ha fatto riflettere molto. Chi ha ragione? È giusto oppure no tenere aperti supermercati e centri commerciali la domenica? Cosa si cela dietro la liberalizzazione degli orari?

È da un bel po’ di tempo che non affronto questo argomento né sul blog né sulla pagina Facebook proprio perché non si riesce mai a trovare un punto d’incontro tra le due parti, quindi con questo post ho l’intenzione di rendere un po’ più chiara la situazione cercando di analizzare la cosa dal punto di vista di una cassiera con la domenica di contratto e da quella di un cliente.

Perché in Italia i negozi sono aperti di domenica e nei giorni festivi?

Nel 2012 sotto il governo Monti, tramite la manovra ”Salva Italia”, è stata applicata la liberalizzazione degli orari del commercio quindi le aperture che prima erano decise da comuni e regioni sono passate in mano ai commercianti senza alcun tipo di vincolo. Carta bianca praticamente. Questo in teoria doveva essere una procedura momentanea per risollevare le sorti decadenti dell’economia del bel paese, promettendo tra l’altro nuove assunzioni e una ripresa rapida dei consumi. Oggi, nel 2016, le conseguenze di questa manovra sono servite a metà. Se è vero che adesso possiamo usufruire di negozi aperti 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 ed alcuni anche 365 giorni l’anno è anche vero che per quanto riguarda  i consumi, la ripresa economica e le assunzioni non possiamo dire lo stesso. Una recente indagine infatti afferma che i consumi sono in calo, diminuisce ancora il potere di acquisto e  il tasso di disoccupazione aumenta per non parlare delle piccole imprese che schiacciate dalla concorrenza agguerrita dei grandi colossi è costretta a chiudere. Nonostante questo pare che anche in Italia i supermercati e i centri commerciali ormai siano entrati a far parte dei servizi indispensabili usufruibili anche in giornate festive.

Come funziona negli altri stati Europei?

Se pensiamo a posti come l’America la prima cosa che ci viene in mente è che a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno è possibile fare acquisti nei supermercati e questo lì accade già da diversi anni. In Europa solo in Austria e Svizzera il lavoro domenicale è vietato. In Germania sono permesse 8 aperture straordinarie l’anno. In Spagna (eccetto Madrid) i grandi magazzini possono effettuare l’apertura straordinaria 10 volte l’anno e in Belgio, nonostante viga il 7/7, i centri commerciali e i negozi d’alimentari devono giustificare l’apertura. In Inghilterra si sta aperti sette giorni su sette, ma la domenica l’orario di lavoro deve essere di 6 ore. In generale gli altri paesi adottano il 7 su7. In Francia ad esempio la domenica non dappertutto si trova un supermercato aperto e dei 24H non ce n’è l’ombra. L’Italia quindi si è adeguata così ad uno standard Europeo superandone alcuni per certi versi. Il problema è che in tutta Europa esiste una regolamentazione e in Italia ancora no.

La colpa è di chi fa la spesa la domenica?

Secondo il mio punto di vista la colpa non è del cliente che avendo un servizio la domenica e i festivi ne usufruisce. Pensare che sia di dubbia utilità comprare una scatoletta di tonno il giorno di Santo Stefano è lecito, ma non si può condannare una persona che lo fa. Molti pensano che il boicottaggio da parte del cliente delle aperture domenicali e festive possa spingere alla chiusura dei negozi in quei dati giorni, ma non viviamo nel mondo delle favole. Nessuno boicotta niente. Anche marchi di abbigliamento famosi producono in paesi del terzo mondo schiavizzando bambini, ma il consumatore continua ad acquistare quei prodotti. Il boicottaggio non è plausibile in questa società. Sarebbe tanto utile quanto utopico.

La domenica non si può fermare il mondo. Dio riposò il settimo giorno, ma noi non siamo Dio. Siamo solo dei dipendenti subordinati. Ci sono tanti mestieri che prevedono il lavoro domenicale e se questi non ci fossero sarebbe davvero un problema.

Allora qual è il problema?

Il problema è che non c’è una legge precisa e chiara che tutela il lavoratore e c’è un modo di pensare errato riguardo al lavoro domenicale. Chi ha iniziato a lavorare qualche anno fa come me, prima che tutto avesse inizio, ha firmato un contratto per un tipo di lavoro con delle caratteristiche che sono state stravolte nel tempo e adesso senza una regolamentazione si è in balia dei venti.

È vero che venite pagati il doppio?

No. È obbligatorio da parte delle aziende retribuire il lavoro domenicale pagando il 30% in più.

Lavorate tutte le domeniche?

Sì e no. I contratti full time hanno l’obbligo di un massimo di 24 domeniche durante l’anno (28 in base alle esigenze territoriali), tuttavia i nuovi contratti stipulati prevedono la domenica come giornata lavorativa obbligatoria con riposo infrasettimanale. In questo caso le domeniche non lavorate sono quelle fruibili per mezzo di ferie e permessi. Lo stesso vale per i contratti part time.

Potete rifiutarvi di lavorare la domenica?

Dipende. Può rifiutare di lavorare la domenica solo chi fa parte di queste tre categorie

  • Genitori di figli con età inferiore ai 3 anni
  • Chi assiste persone con handicap o non autosufficienti se conviventi
  • I dipendenti portatori di handicap gravi (Legge 104)

Se non fate parte di queste categorie le domeniche dovete lavorarvele. L’azienda è tenuta a comunicare in anticipo le domeniche che si dovranno lavorare (nel caso non l’abbiate di contratto) e le giornate festive nella quale sarà aperto. L’azienda deve attendere il consenso del dipendente a lavorare in quei giorni, anche tacito, dunque l’accordo individuale tra dipendente e datore di lavoro è molto importante. Non abbiate quindi paura di parlare con il vostro “capo” e prendere posizione. Con un po’ di buon senso ci si può venire in contro, come fanno le persone civili.

Quando riposate?

In teoria chi lavora la domenica per legge (Art. 9 del Dlgs 66/2003) dovrebbe avere il riposo il settimo giorno lavorativo. Non deve essere superiore di 14 giorni. Ho detto in teoria perché questo non sempre avviene a causa di gestione di costi e personale c’è chi il quattordicesimo giorno lo supera eccome. Questo ovviamente vale per i full time. In teoria i part time dovrebbero avere più riposi nell’arco della settimana. Ho detto di nuovo in teoria?

Hanno assunto personale per lavorare di domenica?

Non così tanto come si crede. Le assunzioni in seguito alle aperture domenicali sono state minime. Il personale dei negozi è rimasto pressappoco lo stesso solo che spalmato e gestito diversamente. I carichi di lavoro quindi sono aumentati e i contratti senza domenica vanno verso la direzione del cambiamento.

Questo influisce sui costi dei prodotti?

Sì. Un’apertura settimanale in più comporta costi maggiori da parte dell’azienda e questo si riversa inevitabilmente sui prezzi. Ultimamente ho notato una tendenza da parte di molti esercenti di rilasciare dei buoni sconto sulla spesa solo se si fanno acquisti di domenica. Tutta questa premura nel far risparmiare il cliente domenicale è solo una trovata per incentivare l’acquisto in quel giorno proprio per riuscire a pareggiare i costi.

Abbiamo capito che ormai la domenica è diventato un giorno come gli altri, ma che dire dei festivi?

La liberalizzazione degli orari non vieta di tenere aperti i negozi anche nelle altre giornate festive, tuttavia, secondo un decreto della Cassazione, se non obbligato dal contratto, il lavoratore può rifiutarsi di lavorare nei seguenti giorni:

  • 1 Gennaio
  • 6 Gennaio
  • 25 Aprile
  • Lunedì dell’angelo
  • 1 Maggio
  • 2 Giugno
  • 1 Novembre
  • 8 Dicembre
  • 25 Dicembre
  • 26 Dicembre

Un negozio non può obbligare un dipendente a lavorare in questi giorni con la scusa di problematiche legate alla gestione dell’organico e all’organizzazione dei turni.

Come la mettiamo con il lavoro notturno?

È proprio l’apertura H24 la nuova frontiera del “servizio al cliente”. Per quanto riguarda questo argomento trovo che il reportage di Christian Raimo per L’internazionale su lavoro notturno sia molto esplicativo.

Vi lascio il link à http://www.internazionale.it/reportage/christian-raimo/2016/06/08/carrefour-aperti-notte-supermercati

In conclusione?

Chi se l’è presa con Gianni Morandi per essere andato a fare la spesa di domenica come chi se la prende con tutti quelli che scelgono di passare la domenica al centro commerciale o a fare spese al supermercato anziché andare al museo, al parco, stare in famiglia o fare una gita fuori porta, sbaglia. Ognuno è libero di passare il tempo e fare compere quando vuole.

Il problema che va affrontato seriamente e per la quale bisogna adirarsi è che manca una legge che tenga in considerazione gli interessi del lavoratore ed una normativa che tenga conto dell’evoluzione sociale legata alla molteplicità dei bisogni per soddisfare le esigenze di tutti. Quindi oggi come oggi il problema non è che io vado a lavorare la domenica, ma è che io in quanto costretta a farlo e in quanto madre devo avere la possibilità di usufruire di un servizio come scuola o asilo anche di domenica, che io in quanto a cittadino devo poter usufruire dei servizi pubblici anche di domenica, che in quanto a cliente di una banca devo poter avere accesso ai servizi anche di domenica e questo vale per tutti quei servizi che come la ristorazione e il commercio sono di “utilità finalizzata ad un prodotto o ad un servizio di pubblica utilità”.

Dopotutto i tempi cambiano. Bisogna adeguarsi, baby!

 

 

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