Anche quest’anno sta giungendo al termine ed un’altra vigilia di natale aleggia nelle vite dei commessi della grande distribuzione. La corsa all’acquisto dei regali e alla spesa per le grandi mangiate festive smuove il portafogli del consumatore e le vite dei dipendenti in un vortice frenetico e consumistico che nonostante la crisi economica è ancora radicata nella nostra cultura. Dopotutto si sa che alcune tradizioni sono dure a morire.

Un altro Natale dietro le casse a battere articoli, a piegare maglioni decorati, ad impacchettare regali e ad ascoltare le canzoni natalizie in filo diffusione.

Chi fa questo tipo di mestiere da parecchio tempo sostiene che qualche anno fa tutto era diverso, a prescindere dal periodo festivo. Persino io, che per quanto mi manchino parecchi anni alla pensione, ho notato un cambiamento sostanziale nell’ambiente nella quale lavoro. Parto dal presupposto che pretendere di fare un lavoro dipendente secondo il proprio gusto, la propria etica e i propri tempi non è sempre possibile. Nel migliori dei casi può capitare, ma se chi prende le decisioni del lavoro da svolgere non sei tu, ma qualcuno sopra di te, devi adattarti. Questa regola è sempre stata valida, ma allora cosa è cambiato?

I lavoratori dipendenti in questi ultimi tempi sono sempre più spesso sotto stress; gli orari di lavoro sono diventati per la maggior parte insostenibili e inconciliabili con gli impegni della vita famigliare, i ritmi di lavoro tra le quali orari e mansioni sono aumentati e con esso la velocità con la quale devono essere svolti. Il tempo. Ecco cos’è la differenza rispetto qualche anno prima. Di sicuro avrete sentito il detto che dice: Il tempo è denaro, che tradotto nella lingua della grande distribuzione diventa produttività.

produttività
pro·dut·ti·vi·tà/
sostantivo femminile
  1. L’attitudine a conseguire un risultato superiore ai mezzi impiegati, spec. dal punto di vista economico: la p. di un bene, di un’impresa; più specificamente, in un’attività economica, il rapporto tra la quantità prodotta in una data unità di tempo e i mezzi impiegati per produrla, o il rapporto tra il prodotto e l’insieme dei fattori di produzione che hanno concorso a produrlo.

Più un’azienda aumenta la produttività, maggiore sarà il ricavato utile che potrà trarne. Il problema che il fine spesso non giustifica i mezzi. Se un’azienda per produrre un dato prodotto utilizza delle macchine, il carico di lavoro può essere gestito senza alcun problema e senza tenere conto di particolarità che invece riguardano un essere umano.

La differenza di cui parlano i dipendenti della grande distribuzione che svolgono questo mestiere da parecchio tempo è proprio questa. Con l’avvento della produttività come requisito fondamentale nella spartizione del lavoro, nei negozi la qualità del lavoro svolto da parte dei dipendenti è inversamente proporzionale a quello che poi andrà ad essere il fatturato.

In pratica di cosa si tratta?

Il dipendente della grande distribuzione durante la sua giornata di lavoro è cronometrato. Si calcolano le battiture in cassa al minuto, il tempo trascorso da un pagamento ad un altro, quanti colli di rifornimento si effettuano al minuto, quanto tempo si trascorre in pausa, quanto tempo si perde nello scambiare quattro parole con un cliente e addirittura quanto tempo si impiega nel recarsi ai servizi igienici. Ogni minuto, ogni secondo, strappato via alla produttività è il male assoluto.

La giornata lavorativa di un dipendente così diventa una vera e propria corsa ottenendo dei risultati spesso negativi come clientela insoddisfatta, dipendenti stressati e lavoro svolto velocemente, ma male.

Spezzando una lancia in favore di chi sta negli uffici e nell’amministrazione a calcolare grafici, numeri e linee d’andamento, c’è da dire che con la crisi economica bisogna fare di tutto per stare a galla, ma questo non giustifica il mettere da parte il fatto di non avere a che fare con delle macchine. Tutte quelle linee che influiscono sulla produttività e sul guadagno non sono altro che persone che ogni giorno si alzano per svolgere il proprio lavoro e per contribuire nel loro piccolo nei risultati positivi e nella riuscita dell’azienda per la quale lavorano. Persone che fanno sacrifici, che spesso lasciano i problemi a casa, giovani inesperti e anziani in esperienza, persone con degli alti e bassi, persone che nonostante non rientrino nelle tempistiche dettate dalla produttività fanno del loro meglio.

Le grandi aziende, come le piccole, devono tenere conto che prendendosi cura dei propri dipendenti sotto l’aspetto psicologico e migliorandone la qualità di vita può essere il miglior investimento che si possa fare. Un negozio, un brand è come una casa. Se questa casa è costruita con delle fondamenta della quale non si è tenuto conto, trascurate, sfruttate, quanto in piedi potrà rimanere?

La produttività fa conseguire i risultati, ma se prima di questa si pone attenzione con lo stesso interesse ai dipendenti, con molta probabilità se ne potranno ottenere di più e migliori. Il lavoratore felice lavora meglio rispetto ad uno oppresso.

I clienti non vengono per primi. I dipendenti vengono prima. Se ti prenderai cura dei tuoi dipendenti, loro si prenderanno cura dei tuoi clienti.

(Richard Branson, fondatore della Virgin Group)

A guadagnarci così saremo tutti.

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