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Le Confessioni di una Cassiera

Vi siete mai chiesti cosa pensa chi è dall'altra parte della cassa?

La vignetta del mese – Piera e la festa di “Aulin”

Ormai le feste sono alle porte. Lo abbiamo capito dal momento in cui, a fine agosto, sono apparsi tra gli scaffali dei supermercati i panettoni! Piera vibra di entusiasmo per questa cosa…no aspettate…era uno spasmo nevrotico, niente entusiasmo neanche quest’anno.

Se prima si aspettava Ognisanti, adesso, con l’avvento della festa angloamericana, ad aprire le danze è la festa di Halloween, dove i protagonisti sono mostri, streghe, zucche, caramelle e merchandise di vario genere. A Piera in realtà non importa nulla delle festività. Lei lavora sempre e quando le dicono se fa il ponte lei risponde che prende la Via Roma che è più scorrevole. Niente ponti, che in Italia è rischioso percorrerli.

Questa piccola premessa era per introdurre la vignetta del mese. Come vi avevo detto in un post precedente, non farò più una vignetta ogni lunedì, ma mi impongo di farne almeno una al mese. La mia è stata una scelta dovuta al fatto che, avendo poco tempo a causa del lavoro e tanti progetti in testa, voglio investire la mia energia (che è poca) cercando di dare luce a questi ultimi nella speranza di riuscire ad emergere da quell’ammasso di metallo grigio e quello scanner sporco di farina (sto parlando della cassa del supermercato) e non rassegnarmi al fatto di essere solo una cassiera del Supermercato Qualunque.

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Ciao a tutti! No, non sono scomparsa, o almeno si, ma non del tutto. Sono stata in ferie. Sì. Dopo l’estate che è finita e prima che l’inferno natalizio inizi. Sono stata in un luogo divenuto di fatto simbolo delle aperture 24h (no, non l’Italia) e devo dire che mi è sorto qualche dubbio su ciò che si dice. Ecco perché chiedo il vostro aiuto. Ho intenzione di scrivere un articolo riguardante questo tema. Sto cercando qualcuno che lavori in un supermercato negli Stati Uniti (qualora seguisse il blog) o se conoscete qualcuno, per qualche informazione dettagliata che aiuterà a rendere un po’ più chiaro tutto.

Contattatemi in posta privata su Facebook o all’indirizzo e-mail leconfessionidiunacassiera@gmail.com

Grazie!

Hello everyone! No, I’m not disappeared, or at least, but not quite. I was on vacation. Yes. After the over of summer and before the Christmas hell coming. I was in a place that has become a symbol of openings 24h (no, not Italy) and I have to say that I arose some doubts about what is said. That’s why I ask your help. I’m going to write an article about this subject. I’m looking for someone who works in a supermarket in the United States (if followed the blog) or if you know someone, for some detailed information that will help make it a little more clear everything.

Contact me in private mail on Facebook or by e-mail leconfessionidiunacassiera@gmail.com
Thank you!

100 modi per lasciare una cassiera senza parole – Seconda edizione (Parte 2 di 2)

Esattamente un anno fa la rubrica dei 100 modi per lasciare una cassiera senza parole ha riscosso un successo straordinario sul web tanto da diventare praticamente un appuntamento fisso sulla pagina Facebook e su questo Blog. Ecco che anche in questo 2016 si conclude questa divertente rubrica con le ultime 50 castronerie sentite al supermercato (e non solo)!

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Vi lascio anche il link della prima edizione!

100 MODI PER LASCIARE UNA CASSIERA SENZA PAROLE – Parte 1

100 MODI PER LASCIARE UNA CASSIERA SENZA PAROLE – Parte 2

e la prima parte della seconda edizione!

100 MODI PER LASCIARE UNA CASSIERA SENZA PAROLE – Parte 1

A voi? Cosa hanno chiesto di strano?

Che voi siate clienti o commessi inviate le vostre esperienze a leconfessionidiunacassiera@gmail.com oppure commentate sotto questo articolo (mi trovate anche su Facebook, Instagram e Twitter).

La vostra potrebbe diventare il prossimo nella terza edizione!

100 modi per lasciare una cassiera senza parole – Parte 9 di 10

Ecco la rubrica quindicinale più gettonata e divertente di Le Confessioni di una Cassiera!

Ecco a voi la gallery di questa settimana.

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A voi cosa hanno chiesto di strano?

Che voi siate cassiere o clienti scrivetele e inviatele per e-mail a leconfessionidiunacassiera@gmail.com oppure commentate sotto questo articolo oppure sui social Facebook, Twitter e Instagram con l’hashtag‪ #‎100modiperlasciareunacassierasenzaparole‬

100 Modi per lasciare una cassiera senza parole

Parte 1 di 10

Parte 2 di 10

Parte 3 di 10

Parte 4 di 10

Parte 5 di 10

Parte 6 di 10

Parte 7 di 10

Parte 8 di 10

Le Confessioni di una Cassiera il libro! Ora disponibile su Amazon! Clicca qui per averlo!

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Andare a fare la spesa la domenica è giusto o sbagliato? – Le verità sul lavoro domenicale e festivo con domande e risposte utili per il lavoratore, ma anche per il consumatore.

Da domenica 18 settembre sul web è scoppiato un putiferio in seguito ad un post condiviso da Gianni Morandi nella sua Pagina Facebook dove diceva di essere appena uscito da un supermercato nella quale aveva accompagnato la moglie. In molti si sono indignati commentando che andare a fare la spesa la domenica è una cosa da sfigati e che il Gianni nazionale non doveva mandare un messaggio negativo. Il cantautore italiano si è immediatamente scusato dicendo che da adesso in poi farà la spesa sempre in settimana. Come è solito accadere in queste situazioni il popolo del web si è diviso in due fazioni: chi sta dalla parte dei lavoratori e dice no alla domenica e chi asserisce che andare a fare la spesa il settimo giorno della settimana è un diritto sacrosanto. Questa cosa mi ha fatto riflettere molto. Chi ha ragione? È giusto oppure no tenere aperti supermercati e centri commerciali la domenica? Cosa si cela dietro la liberalizzazione degli orari?

È da un bel po’ di tempo che non affronto questo argomento né sul blog né sulla pagina Facebook proprio perché non si riesce mai a trovare un punto d’incontro tra le due parti, quindi con questo post ho l’intenzione di rendere un po’ più chiara la situazione cercando di analizzare la cosa dal punto di vista di una cassiera con la domenica di contratto e da quella di un cliente.

Perché in Italia i negozi sono aperti di domenica e nei giorni festivi?

Nel 2012 sotto il governo Monti, tramite la manovra ”Salva Italia”, è stata applicata la liberalizzazione degli orari del commercio quindi le aperture che prima erano decise da comuni e regioni sono passate in mano ai commercianti senza alcun tipo di vincolo. Carta bianca praticamente. Questo in teoria doveva essere una procedura momentanea per risollevare le sorti decadenti dell’economia del bel paese, promettendo tra l’altro nuove assunzioni e una ripresa rapida dei consumi. Oggi, nel 2016, le conseguenze di questa manovra sono servite a metà. Se è vero che adesso possiamo usufruire di negozi aperti 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 ed alcuni anche 365 giorni l’anno è anche vero che per quanto riguarda  i consumi, la ripresa economica e le assunzioni non possiamo dire lo stesso. Una recente indagine infatti afferma che i consumi sono in calo, diminuisce ancora il potere di acquisto e  il tasso di disoccupazione aumenta per non parlare delle piccole imprese che schiacciate dalla concorrenza agguerrita dei grandi colossi è costretta a chiudere. Nonostante questo pare che anche in Italia i supermercati e i centri commerciali ormai siano entrati a far parte dei servizi indispensabili usufruibili anche in giornate festive.

Come funziona negli altri stati Europei?

Se pensiamo a posti come l’America la prima cosa che ci viene in mente è che a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno è possibile fare acquisti nei supermercati e questo lì accade già da diversi anni. In Europa solo in Austria e Svizzera il lavoro domenicale è vietato. In Germania sono permesse 8 aperture straordinarie l’anno. In Spagna (eccetto Madrid) i grandi magazzini possono effettuare l’apertura straordinaria 10 volte l’anno e in Belgio, nonostante viga il 7/7, i centri commerciali e i negozi d’alimentari devono giustificare l’apertura. In Inghilterra si sta aperti sette giorni su sette, ma la domenica l’orario di lavoro deve essere di 6 ore. In generale gli altri paesi adottano il 7 su7. In Francia ad esempio la domenica non dappertutto si trova un supermercato aperto e dei 24H non ce n’è l’ombra. L’Italia quindi si è adeguata così ad uno standard Europeo superandone alcuni per certi versi. Il problema è che in tutta Europa esiste una regolamentazione e in Italia ancora no.

La colpa è di chi fa la spesa la domenica?

Secondo il mio punto di vista la colpa non è del cliente che avendo un servizio la domenica e i festivi ne usufruisce. Pensare che sia di dubbia utilità comprare una scatoletta di tonno il giorno di Santo Stefano è lecito, ma non si può condannare una persona che lo fa. Molti pensano che il boicottaggio da parte del cliente delle aperture domenicali e festive possa spingere alla chiusura dei negozi in quei dati giorni, ma non viviamo nel mondo delle favole. Nessuno boicotta niente. Anche marchi di abbigliamento famosi producono in paesi del terzo mondo schiavizzando bambini, ma il consumatore continua ad acquistare quei prodotti. Il boicottaggio non è plausibile in questa società. Sarebbe tanto utile quanto utopico.

La domenica non si può fermare il mondo. Dio riposò il settimo giorno, ma noi non siamo Dio. Siamo solo dei dipendenti subordinati. Ci sono tanti mestieri che prevedono il lavoro domenicale e se questi non ci fossero sarebbe davvero un problema.

Allora qual è il problema?

Il problema è che non c’è una legge precisa e chiara che tutela il lavoratore e c’è un modo di pensare errato riguardo al lavoro domenicale. Chi ha iniziato a lavorare qualche anno fa come me, prima che tutto avesse inizio, ha firmato un contratto per un tipo di lavoro con delle caratteristiche che sono state stravolte nel tempo e adesso senza una regolamentazione si è in balia dei venti.

È vero che venite pagati il doppio?

No. È obbligatorio da parte delle aziende retribuire il lavoro domenicale pagando il 30% in più.

Lavorate tutte le domeniche?

Sì e no. I contratti full time hanno l’obbligo di un massimo di 24 domeniche durante l’anno (28 in base alle esigenze territoriali), tuttavia i nuovi contratti stipulati prevedono la domenica come giornata lavorativa obbligatoria con riposo infrasettimanale. In questo caso le domeniche non lavorate sono quelle fruibili per mezzo di ferie e permessi. Lo stesso vale per i contratti part time.

Potete rifiutarvi di lavorare la domenica?

Dipende. Può rifiutare di lavorare la domenica solo chi fa parte di queste tre categorie

  • Genitori di figli con età inferiore ai 3 anni
  • Chi assiste persone con handicap o non autosufficienti se conviventi
  • I dipendenti portatori di handicap gravi (Legge 104)

Se non fate parte di queste categorie le domeniche dovete lavorarvele. L’azienda è tenuta a comunicare in anticipo le domeniche che si dovranno lavorare (nel caso non l’abbiate di contratto) e le giornate festive nella quale sarà aperto. L’azienda deve attendere il consenso del dipendente a lavorare in quei giorni, anche tacito, dunque l’accordo individuale tra dipendente e datore di lavoro è molto importante. Non abbiate quindi paura di parlare con il vostro “capo” e prendere posizione. Con un po’ di buon senso ci si può venire in contro, come fanno le persone civili.

Quando riposate?

In teoria chi lavora la domenica per legge (Art. 9 del Dlgs 66/2003) dovrebbe avere il riposo il settimo giorno lavorativo. Non deve essere superiore di 14 giorni. Ho detto in teoria perché questo non sempre avviene a causa di gestione di costi e personale c’è chi il quattordicesimo giorno lo supera eccome. Questo ovviamente vale per i full time. In teoria i part time dovrebbero avere più riposi nell’arco della settimana. Ho detto di nuovo in teoria?

Hanno assunto personale per lavorare di domenica?

Non così tanto come si crede. Le assunzioni in seguito alle aperture domenicali sono state minime. Il personale dei negozi è rimasto pressappoco lo stesso solo che spalmato e gestito diversamente. I carichi di lavoro quindi sono aumentati e i contratti senza domenica vanno verso la direzione del cambiamento.

Questo influisce sui costi dei prodotti?

Sì. Un’apertura settimanale in più comporta costi maggiori da parte dell’azienda e questo si riversa inevitabilmente sui prezzi. Ultimamente ho notato una tendenza da parte di molti esercenti di rilasciare dei buoni sconto sulla spesa solo se si fanno acquisti di domenica. Tutta questa premura nel far risparmiare il cliente domenicale è solo una trovata per incentivare l’acquisto in quel giorno proprio per riuscire a pareggiare i costi.

Abbiamo capito che ormai la domenica è diventato un giorno come gli altri, ma che dire dei festivi?

La liberalizzazione degli orari non vieta di tenere aperti i negozi anche nelle altre giornate festive, tuttavia, secondo un decreto della Cassazione, se non obbligato dal contratto, il lavoratore può rifiutarsi di lavorare nei seguenti giorni:

  • 1 Gennaio
  • 6 Gennaio
  • 25 Aprile
  • Lunedì dell’angelo
  • 1 Maggio
  • 2 Giugno
  • 1 Novembre
  • 8 Dicembre
  • 25 Dicembre
  • 26 Dicembre

Un negozio non può obbligare un dipendente a lavorare in questi giorni con la scusa di problematiche legate alla gestione dell’organico e all’organizzazione dei turni.

Come la mettiamo con il lavoro notturno?

È proprio l’apertura H24 la nuova frontiera del “servizio al cliente”. Per quanto riguarda questo argomento trovo che il reportage di Christian Raimo per L’internazionale su lavoro notturno sia molto esplicativo.

Vi lascio il link à http://www.internazionale.it/reportage/christian-raimo/2016/06/08/carrefour-aperti-notte-supermercati

In conclusione?

Chi se l’è presa con Gianni Morandi per essere andato a fare la spesa di domenica come chi se la prende con tutti quelli che scelgono di passare la domenica al centro commerciale o a fare spese al supermercato anziché andare al museo, al parco, stare in famiglia o fare una gita fuori porta, sbaglia. Ognuno è libero di passare il tempo e fare compere quando vuole.

Il problema che va affrontato seriamente e per la quale bisogna adirarsi è che manca una legge che tenga in considerazione gli interessi del lavoratore ed una normativa che tenga conto dell’evoluzione sociale legata alla molteplicità dei bisogni per soddisfare le esigenze di tutti. Quindi oggi come oggi il problema non è che io vado a lavorare la domenica, ma è che io in quanto costretta a farlo e in quanto madre devo avere la possibilità di usufruire di un servizio come scuola o asilo anche di domenica, che io in quanto a cittadino devo poter usufruire dei servizi pubblici anche di domenica, che in quanto a cliente di una banca devo poter avere accesso ai servizi anche di domenica e questo vale per tutti quei servizi che come la ristorazione e il commercio sono di “utilità finalizzata ad un prodotto o ad un servizio di pubblica utilità”.

Dopotutto i tempi cambiano. Bisogna adeguarsi, baby!

 

 

RIPRODUZIONE RISERVATA

[Recensione] Not 4 $al€: storia di ordinaria schiavitù dei lavoratori del Commercio di Francesco Iacovone

Il mondo cambia, cresce, si evolve e noi con esso. Questo a volte può essere qualcosa di positivo se prendiamo in considerazione il fatto che cambiare, crescere ed evolversi ci possano fare vivere una vita migliore, ma purtroppo non è sempre così. Stare al passo con i tempi, senza una regolamentazione adeguata, porta spesso a caos e malcontento perché non sempre è facile assimilare le novità e i cambiamenti, specie se si parla di lavoro. Francesco Iacovone, autore del libro della quale sto per parlarvi, a questa cosa ci tiene molto. Francesco è esecutivo nazionale Usb Lavoro Privato o un sindacalista detto in gergo. Fa differenza? No, non credo perché i contenuti del suo sito pensierieparole.com e del suo libro non sono scritte da lui, ma da chi tutti i giorni si carica in spalla le proprie forze e affronta la giornata lavorativa in un centro commerciale, in un supermercato o in un qualsiasi negozio. Not for $ale infatti è, come dice l’autore stesso “un condensato dei racconti di molti di voi, che vuole far emergere le condizioni di sfruttamento, a volte anche violento, a cui sono sottoposti milioni di uomini e di donne”.

La prefazione di Marco Ferri, l’Anti-storytelling, è davvero interessante ed è la premessa ottimale per dare un indirizzo corretto per chi si accinge a leggere il testo. Tra le tante cose parla del potere della contro informazione, ponendola a confronto con i metodi di ieri e quelli dell’era tecnologica di oggi, ed è proprio dalla possibilità di poter condividere le proprie esperienze, del poter trovare nel web informazioni utili su condizioni di lavoro, leggi e statuti, che è nato questo libro.

Definirlo un libro denuncia sarebbe superficiale. Not for $ale è un libro che racconta la realtà, “narra la vita, le difficoltà, i desideri, i soprusi, le speranze, le umiliazioni di quella categoria di lavoratori che sembra destinata a un posto nell’antropologia postindustriale: le commesse, ma anche i commessi, i fattorini, le cassiere, come sacerdoti del tempio del consumo, una religione di cui tutti dovremmo essere non solo praticanti, ma addirittura bigotti, per non dire veri e propri integralisti, altrimenti “l’economia non gira””.

La categoria dei dipendenti della grande distribuzione è una vera e propria popolazione che vive nell’ombra e nel disinteresse politico e spesso anche sindacale. Sono persone che hanno paura di perdere il lavoro in questo mondo di ristrettezze e difficoltà lavorative da parte delle grandi aziende. Tuttavia le conquiste dei diritti dei lavoratori italiani non si devono fermare per questo, anzi, lottare per non essere più precari e mal pagati, per non essere vittime di mobbing, per poter essere madri, per poter usufruire dei permessi, delle ferie, della malattia, dei giorni di festa, è un dovere perché una “vita di sfruttamento, legittimata da un contratto a tempo indeterminato” non è una vita giusta. Non è l’etica di una società, di un’economia e di uno sviluppo sano.

Francesco Iacovone con questo libro cerca di dar luce a questo popolo, a queste donne e uomini, madri, padri, figli, nonni e giovani in modo che nessuno si senta solo e che tutti abbiano la forza di cambiare le cose.

 “Strana modernità quella che avanza indietreggiando”

Subcomandante Marcos

 

 

copertina-not-for-sale

INFO

TITOLO:Not for $ale

AUTORE: Francesco Iacovone

GENERE: N/D

EDITORE: Il mio libro – Feltrinelli

FORMATO: Cartaceo

PAGINE: 116

ANNO DI PUBBLICAZIONE 2016

ISBN/EAN: 9788892315518

Hai un libro, un film o una qualsiasi proposta inerente al mondo di Le Confessioni di una Cassiera da recensire, suggerire, o di cui vuoi parlare? Invia un e-mail a leconfessionidiunacassiera@gmail.com

[La vignetta] Piera la cassiera e l’Io robot

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Piccola nota a piè di pagina, anche se sarebbe meglio dire a piè di vignetta. È da qualche Lunedì che sul Blog non viene pubblicata la Vignetta del Lunedì che vede come protagonista Piera nelle sue svariate disavventure. Perché, vi starete chiedendo? Con tutta onestà non ve lo stavate chiedendo, dite? Beh, adesso chiedetevelo e…oh, vi do io la risposta!

Ho voluto prendermi un periodo di stop per riflettere su alcune cose, tipo se valeva la pena continuare a portare avanti la pagina Facebook, cosa potevo fare per migliorare i contenuti del blog, di che colore tingere il bagno e cose così.

Facebook mi sembra stia diventando un covo fertile solo ed esclusivamente per polemiche, lamentele e cavolate di vario genere. Io volevo, e voglio tutt’ora, creare qualcosa di costruttivo riguardante il lavoro che faccio perché in giro per l’Internet non c’è nulla, o almeno non c’era nulla prima di Piera. Il blog, a cui tengo particolarmente e dove riesco a comunicare meglio, sembra essere una landa anonima tra gli infiniti mondi navigabili. Sicuramente è una mia impressione, un momento di disordine mentale, un momento di quelli dove accantoni tutti i pensieri sulla sedia del cervello e poi non sai cosa metterti e devi scavare, cercare, fino a che non trovi qualcosa di decente da indossare.

Voglio cambiare qualche cosa dunque. Voglio cambiare i contenuti e voglio dedicarmi in particolar modo al blog. Servirà solo a me forse o a quei pochi di voi che si divertono con Piera e le altre cavolate che scrivo.

Tutto questo cambiamento è dovuto anche al fatto che mi piacerebbe portare avanti qualche progetto. Come sapete mi piace molto scrivere e ho tante storie per la testa. Ecco, vorrei scriverle e per farlo mi occorre tempo ed energia e questi devo pescarli e rubarli da altre cose.

Le Confessioni di una Cassiera non sparirà nel nulla, o almeno me lo auguro, ma non sono un robot e dunque non manterrò i ritmi costanti di una macchina.

Vi prometto però che la Rubrica degli Incontri Raccapriccianti del Terzo Tipo continuerà fino a fine anno, appuntamento il primo sabato del mese e che le vignette con Piera la cassiera ci saranno. Non più una volta a settimana, ma per il momento una volta al mese (mi impegnerò di più nel svilupparle, sia tecnicamente che sotto altri aspetti).

Fletto le braccia e inizio a battere gli articoli in cassa.

100 modi per lasciare una cassiera senza parole – Parte 8 di 10

Ecco la rubrica quindicinale più gettonata e divertente di Le Confessioni di una Cassiera!

Ecco a voi la gallery di questa settimana.

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A voi cosa hanno chiesto di strano?

Che voi siate cassiere o clienti scrivetele e inviatele per e-mail a leconfessionidiunacassiera@gmail.com oppure commentate sotto questo articolo oppure sui social Facebook, Twitter e Instagram con l’hashtag‪ #‎100modiperlasciareunacassierasenzaparole‬

100 Modi per lasciare una cassiera senza parole

Parte 1 di 10

Parte 2 di 10

Parte 3 di 10

Parte 4 di 10

Parte 5 di 10

Parte 6 di 10

Parte 7 di 10

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[Rubrica] Incontri raccapriccianti del terzo tipo – Lui, lei o l’altro?

Ormai le tessere fedeltà hanno invaso il nostro mondo. Se in questo momento apriste il vostro portafoglio trovereste sicuramente più tessere del supermercato che denaro, vero? Chi di noi non ha atteso il compimento del diciottesimo anno d’età per avere la prima tessera ed essere fidelizzato ad un brand? Io ad esempio non vedevo l’ora di essere maggiorenne per avere la tessera del BlockBuster. Poi è fallito. Va beh.

Nei supermercati di solito, per ottenere la tessera, bisogna recarsi al banco informazioni o all’ufficio fidelizzati, dove una gentile commessa fa compilare un modulo con alcuni dati anagrafici e dopodiché consegna la famigerata tessera. Benvenuto nella famiglia!

Un giorno, a causa del taglio al personale, a Piera è stato chiesto di stazionare presso l’ufficio fidelizzati del Supermercato Qualunque e, senza esserle concesso in alcun modo di dissentire da quella decisione, ha accettato di “buon cuore”.

Non essendo seduta in cassa le sembrava di respirare un’aria nuova. Il suo spazio vitale le consentiva di allargare le braccia e stare in piedi, cose che in cassa ovviamente non erano impossibili. Mentre era intenta a gestire una fila di cinque persone lì per ritirare i premi dal catalogo arriva lei, una stangona di un metro e novanta, capelli biondi lunghissimi e la possenza da giocatore di rugby. Senza togliere gli occhiali da sole a specchio, cosa che a Piera dava fastidio perché non sopportava il fatto di dover parlare con davanti gli occhi il suo riflesso, la signora, senza curarsi degli altri clienti in coda che già la stavano guardando in cagnesco, dice:

<<Devo fare la tessera>>

<<Ehm…sì, certo. Deve compilare questo modulo. I campi con l’asterisco sono obbligatori>> Piera prende il modulo e glielo consegna dicendo <<Intanto vado avanti con gli altri>>

La signora si scosta lievemente nell’angolo ed inizia a compilare il modulo finché ad un certo punto inizia a borbottare tra sé e sé. Dato che la cosa andava avanti da qualche minuto Piera interviene:

<<Posso darle una mano?>>

<<Tenga ho finito>>

Piera con uno sguardo distratto nota che tutti i campi contrassegnati erano compilati eccetto uno, quella del sesso.

<<Signora, ha dimenticato questo>> dice Piera indicando con la penna il quadratino con la lettera F.

<<Non l’ho compilato di proposito>> dice la signora agitando l’indice in senso di diniego. Un dito che sembrava un bratwurst austriaco.

<<Ha l’asterisco, è obbligatorio signora>>

<<Non è presente il mio sesso nel modulo>>

Piera guarda il foglio e subito dopo solleva lo sguardo in direzione degli occhi della signora ancora celati da quegli occhiali a specchio che le avrebbe strappato di dosso e pestato sotto i piedi più che volentieri.

<<Scusi, quanti sessi ci sono?>>

<<Il mio non c’è>>

A meno che non stesse parlando con un alieno, Piera era più che certa che gli unici sessi esistenti fossero maschio e femmina.

<<Che importanza ha il sesso per una tessera del supermercato! Mamma, quante storie!>>

<<Ha l’asterisco!>> ripete Piera con un’espressione corrucciata.

Che senso aveva quella discussione? Perché le capitavano tutte a lei?

<<Mi da la tessera, sì o no?>>

Piera esamina nuovamente il modulo in cerca del nominativo della cliente. Salvatore Laminna.

<<Signora, lo noto solo adesso. Il modulo per richiedere la tessera deve essere compilato solo per se stessi e non per altre persone>>

<<La tessera è per me infatti>>

In quel momento Piera fu colta da un’illuminazione rendendole il quadro un po’ più chiaro.

<<Ah. Capisco>>

<<Quindi? Posso avere la tessera o devo stare qui tutto il pomeriggio?>>

<<Sì, certo. Signor..a. Il problema è che una volta che andrò a compilare la richiesta a computer, ecco, lì sarà obbligatorio spuntare la F o la M, altrimenti il modulo non può essere accettato. Capisce?>>

<<Non so cosa dirle>>

<<Senta>> interviene Piera ormai spazientita <<Nella carta d’identità cosa c’è scritto?>>

<<Non importa cosa c’è scritto. Io mi sento donna. Basta questo>>

<<Non lo metto in dubbio, ma io devo spuntare una tra queste due quindi, che lei si senta donna è ok, ma se ha il bigolo nei bassifondi per il modulo della carta fedeltà si spunta la M. Va bene? Anzi sa cosa le dico? La spunto io, ecco, emme. Vede? Facile! Ecco la sua tessera e grazie e arrivederci>>

La signora o signore o chicchessia, probabilmente sgranò gli occhi, o almeno Piera lo intuì dato che con quegli occhiali a specchio riusciva a vedere solo il riflesso del suo volto decisamente sotto stress.

Dopo quel giorno fu introdotta la voce ALTRO insieme ad M e F.

Piera non volle più stare al punto fedeltà.

Il signor Salvatore Laminna  adesso ha la sua tessera fedeltà  e la sfoggia felicemente ad ogni spesa.

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*nomi e luoghi sono stati cambiati. Qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistenti sono puramente casuali.

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