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Le Confessioni di una Cassiera

Vi siete mai chiesti cosa pensa chi è dall'altra parte della cassa?

Buoni propositi per l’anno nuovo, Sketch, Scrittura e Netflix

In questo blog si parla di un po’ di tutto. Chi mi segue lo sa già e, beh, se questo è il primo post che leggete lo sapete fin da subito.

Di buoni propositi per l’anno nuovo non ne ho a dire il vero. È una cosa brutta, lo so, ma voglio farmi sorprendere, il che è una cosa bella, no?

Da un po’ avrete notato che sul Blog mancano le illustrazioni che ogni settimana (forse) vi tenevano compagnia e (forse) vi piacevano così tanto perché (forse) Piera la cassiera del Supermercato Qualunque vi faceva ridere tanto.

Come mai mancano? Ho dei periodi altalenanti fatti di battiture frenetiche al minuto per mantenere la produttività della mia azienda con periodi di totale asfissia mentale dove mi trovo in bilico tra il godermi la vita senza pensieri e oziare sul divano davanti Netfix. Quindi per un po’ ho lasciato stare il disegno che alla fine per me è un Hobby e purtroppo non una professione. Sto provando a scrivere qualche altra storia, presa bene dal successo del libro Le Confessioni di una Cassiera che si appresta a compiere il primo anno sul mercato editoriale (e di questo ringrazio anche voi) e provo a studiare per accrescere le mie conoscenze tecniche nella speranza di poter un giorno cambiare lavoro, cosa che in questo momento provo a fare, ma per passare da una cassa di un supermercato ad un altro, lasciatemelo dire, è meglio che stia dove sono.

Provo, tento di rimanere a galla e adesso che ci penso, forse il buon proposito per il 2017 è semplicemente quello di imparare a galleggiare bene.

Ma dopo questa tiritera voi vorrete sapere quali saranno i nuovi contenuti del Blog e dei vari Social associati. Al momento non ho un programma ben preciso. Il disegno non l’ho abbandonato del tutto, ma mi limito a fare degli sketch che troverete qui sotto alla fine dell’articolo. Per quanto riguarda gli articoli vorrei portare avanti il Piera Risponde dove si fa chiarezza su alcune tematiche lavorative del nostro settore spesso poco chiare. Per le altre rubriche sulle Liste della spesa più divertenti, Incontri raccapriccianti del terzo tipo e i 100 Modi per lasciare una cassiera senza parole vedremo.

Cercherò di impegnarmi a produrre qualche contenuto, questo ve lo prometto, ma non ho programmi ben precisi e quindi vi mentirei se dicessi il contrario e mi premurerò di fare uscire qualche idea da questa testolina.

Intanto spero che quel poco che vi propongo vi piaccia, vi intrattenga e vi faccia divertire. Se riesco a far questo allora è tutto ok.

Buon 2017!

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[Rubrica] Piera risponde – Il lavoro festivo

Ritorna la Rubrica di Le Confessioni di una Cassiera dove Piera, l’ormai famosa cassiera del supermercato Qualunque, risponde alle domande più frequenti riguardanti il lavoro nel settore del GDO.

Dato che Dicembre, come ben sappiamo, è un mese pieno zeppo di festività, perché non affrontare l’argomento che riguarda il lavoro festivo?

In queste settimane c’è stato un gran parlare sul fatto se sia giusto o no tenere aperti supermercati e centri commerciali nei giorni festivi e come ormai siamo abituati, i pareri sono sempre più discordanti. C’è chi afferma che il servizio che forniscono tali attività commerciali sia indispensabile  e chi invece dice che la medesima cosa sia un’ingiustizia ed un vizio alla quale ormai non si riesce a fare a meno.

Non voglio dilungarmi su questo argomento della quale si è già discusso abbastanza, bensì voglio dare una risposta ad alcune domande che con molta probabilità qualcuno di voi si è chiesto e che potrebbero esservi utili.

 

Lavorare nei giorni festivi è obbligatorio?

No. Sia ben chiaro. I giorni festivi, quelli evidenziati in rosso nel calendario, sono facoltativi. I lavoratori potranno rifiutarsi di effettuare le prestazioni lavorative in tutte le festività senza incorrere a nessuna sanzione da parte del datore di lavoro.

Un dipendente è tenuto a lavorare nei seguenti giorni solo se presente nel contratto di assunzione. Sebbene la domenica sia un giorno rosso, nei contratti degli ultimi anni (all’inizio solo i part-time, ma adesso anche chi svolge la mansione a tempo pieno) l’orario di lavoro è distribuito su 7 giorni comprendendo la domenica. In questo caso se il dipendente ha firmato il contratto con questa dicitura la domenica è obbligato a lavorare.

Il giorno festivo non lavorato è retribuito?

Sì. Il giorno festivo non lavorato è un giorno di riposo goduto. L’unica differenza è che il lavoratore pagato in maniera fissa viene pagato 1/26 della paga mensile invece al dipendente con un contratto a ore spetta la retribuzione ragguagliata ad 1/6 dell’orario settimanale.

Se ho la domenica come giorno di contratto mi viene pagata la maggiorazione?

Sì, del 30%.

Quanto viene retribuito il lavoro festivo?

La giornata lavorativa svolta durante una festività viene retribuita con lo stipendio base giornaliero più la maggiorazione del 30%.

Nota: Se il vostro contratto prevede la giornata lavorativa vi sarà pagata la giornata più la maggiorazione. Se invece il vostro è un contratto retribuito ad ore vi saranno pagate le ore che avrete svolto durante la giornata festiva più la maggiorazione.

Se la festività cade in un periodo di ferie, maternità o di malattia?

Quando il giorno festivo cade durante un periodo di assenza da lavoro, il trattamento previsto per la festività rimane invariato.

Chi può rifiutarsi di lavorare nelle domeniche o nei festivi?

– i genitori di minori al di sotto dei 3 anni;

– i dipendenti che assistono portatori di handicap, se conviventi;

– i lavoratori che assistono persone non autosufficienti, titolari di assegno di accompagnamento, qualora conviventi;

– i dipendenti portatori di handicap grave secondo la Legge 104 [2];

– altre categorie di lavoratori, secondo quanto stabilito dal secondo livello di contrattazione.

 

Spero che queste informazioni possano esservi utili. Se avete correzioni da applicare all’articolo o domande aggiuntive che non sono state prese in considerazione inviate una Email a leconfessionidiunacassiera@gmail.com

 

Buone Feste

Scusate l’assenza prolungata (quante volte avete sentito questa frase?), ma è un periodo giusto un po’ impegnativo questo qui delle feste. Però un sketch sono riuscita a farlo.

[Inchiesta] Nel nome della produttività

Anche quest’anno sta giungendo al termine ed un’altra vigilia di natale aleggia nelle vite dei commessi della grande distribuzione. La corsa all’acquisto dei regali e alla spesa per le grandi mangiate festive smuove il portafogli del consumatore e le vite dei dipendenti in un vortice frenetico e consumistico che nonostante la crisi economica è ancora radicata nella nostra cultura. Dopotutto si sa che alcune tradizioni sono dure a morire.

Un altro Natale dietro le casse a battere articoli, a piegare maglioni decorati, ad impacchettare regali e ad ascoltare le canzoni natalizie in filo diffusione.

Chi fa questo tipo di mestiere da parecchio tempo sostiene che qualche anno fa tutto era diverso, a prescindere dal periodo festivo. Persino io, che per quanto mi manchino parecchi anni alla pensione, ho notato un cambiamento sostanziale nell’ambiente nella quale lavoro. Parto dal presupposto che pretendere di fare un lavoro dipendente secondo il proprio gusto, la propria etica e i propri tempi non è sempre possibile. Nel migliori dei casi può capitare, ma se chi prende le decisioni del lavoro da svolgere non sei tu, ma qualcuno sopra di te, devi adattarti. Questa regola è sempre stata valida, ma allora cosa è cambiato?

I lavoratori dipendenti in questi ultimi tempi sono sempre più spesso sotto stress; gli orari di lavoro sono diventati per la maggior parte insostenibili e inconciliabili con gli impegni della vita famigliare, i ritmi di lavoro tra le quali orari e mansioni sono aumentati e con esso la velocità con la quale devono essere svolti. Il tempo. Ecco cos’è la differenza rispetto qualche anno prima. Di sicuro avrete sentito il detto che dice: Il tempo è denaro, che tradotto nella lingua della grande distribuzione diventa produttività.

produttività
pro·dut·ti·vi·tà/
sostantivo femminile
  1. L’attitudine a conseguire un risultato superiore ai mezzi impiegati, spec. dal punto di vista economico: la p. di un bene, di un’impresa; più specificamente, in un’attività economica, il rapporto tra la quantità prodotta in una data unità di tempo e i mezzi impiegati per produrla, o il rapporto tra il prodotto e l’insieme dei fattori di produzione che hanno concorso a produrlo.

Più un’azienda aumenta la produttività, maggiore sarà il ricavato utile che potrà trarne. Il problema che il fine spesso non giustifica i mezzi. Se un’azienda per produrre un dato prodotto utilizza delle macchine, il carico di lavoro può essere gestito senza alcun problema e senza tenere conto di particolarità che invece riguardano un essere umano.

La differenza di cui parlano i dipendenti della grande distribuzione che svolgono questo mestiere da parecchio tempo è proprio questa. Con l’avvento della produttività come requisito fondamentale nella spartizione del lavoro, nei negozi la qualità del lavoro svolto da parte dei dipendenti è inversamente proporzionale a quello che poi andrà ad essere il fatturato.

In pratica di cosa si tratta?

Il dipendente della grande distribuzione durante la sua giornata di lavoro è cronometrato. Si calcolano le battiture in cassa al minuto, il tempo trascorso da un pagamento ad un altro, quanti colli di rifornimento si effettuano al minuto, quanto tempo si trascorre in pausa, quanto tempo si perde nello scambiare quattro parole con un cliente e addirittura quanto tempo si impiega nel recarsi ai servizi igienici. Ogni minuto, ogni secondo, strappato via alla produttività è il male assoluto.

La giornata lavorativa di un dipendente così diventa una vera e propria corsa ottenendo dei risultati spesso negativi come clientela insoddisfatta, dipendenti stressati e lavoro svolto velocemente, ma male.

Spezzando una lancia in favore di chi sta negli uffici e nell’amministrazione a calcolare grafici, numeri e linee d’andamento, c’è da dire che con la crisi economica bisogna fare di tutto per stare a galla, ma questo non giustifica il mettere da parte il fatto di non avere a che fare con delle macchine. Tutte quelle linee che influiscono sulla produttività e sul guadagno non sono altro che persone che ogni giorno si alzano per svolgere il proprio lavoro e per contribuire nel loro piccolo nei risultati positivi e nella riuscita dell’azienda per la quale lavorano. Persone che fanno sacrifici, che spesso lasciano i problemi a casa, giovani inesperti e anziani in esperienza, persone con degli alti e bassi, persone che nonostante non rientrino nelle tempistiche dettate dalla produttività fanno del loro meglio.

Le grandi aziende, come le piccole, devono tenere conto che prendendosi cura dei propri dipendenti sotto l’aspetto psicologico e migliorandone la qualità di vita può essere il miglior investimento che si possa fare. Un negozio, un brand è come una casa. Se questa casa è costruita con delle fondamenta della quale non si è tenuto conto, trascurate, sfruttate, quanto in piedi potrà rimanere?

La produttività fa conseguire i risultati, ma se prima di questa si pone attenzione con lo stesso interesse ai dipendenti, con molta probabilità se ne potranno ottenere di più e migliori. Il lavoratore felice lavora meglio rispetto ad uno oppresso.

I clienti non vengono per primi. I dipendenti vengono prima. Se ti prenderai cura dei tuoi dipendenti, loro si prenderanno cura dei tuoi clienti.

(Richard Branson, fondatore della Virgin Group)

A guadagnarci così saremo tutti.

Ucci, Ucci sento odor di scontucci!

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La spedizione gratuita è valida per tutti gli ordini fino alle 24 di questa sera.

[Rubrica] Piera Risponde – Lo sciopero

Se aderisco ad uno sciopero possono licenziarmi?

No. Il licenziamento da parte del datore di lavoro per sciopero è illegittimo a patto che quest’ultima sia una manifestazione finalizzata a tutelare l’interesse collettivo dei lavoratori.

Anche se non faccio parte di un sindacato posso scioperare?

Sì. Scioperare è riconosciuto dallo Stato come “diritto personale di esercizio collettivo” quindi essendo un diritto, in quanto tale, il dipendente può avvalersi dell’utilizzo di esso senza dover incorrere a disciplinari quali licenziamento, lettere di richiamo, mobbing. Lo sciopero tuttavia non deve ledere ai diritti di nessuno quindi quest’ultimo non deve minacciare la produttività dell’azienda o provocare danni ad impianti rendendoli inutilizzabili in modo parziale o totale.

Devo dare il preavviso in azienda se voglio aderire allo sciopero?

Ni. Il preavviso non è un requisito generale di legittimità dello sciopero, quindi potete aderire allo sciopero anche all’ultimo momento, tuttavia dare un preavviso di almeno qualche giorno favorisce l’azienda all’organizzazione dell’organico nella data dello sciopero e voi, in quanto il vostro datore di lavoro avrà così modo di valutare che la vostra assenza sarà giustificata e lecita.

Cosa accade alla retribuzione?

Il dipendente che aderisce allo sciopero non ha il diritto alla retribuzione di conseguenza verranno trattenute le giornate lavorative per la quale si è mancati per sciopero.

Le festività che cadono nello sciopero non sono pagate.

Il dipendente che aderisce ad una mobilitazione che duri meno della normale giornata di lavoro non perde la retribuzione, anche se sul tema ci sono versioni contrastanti.

 

ATTENZIONE! Le seguenti risposte sono valide per i lavoratori del settore privato.

 

[RUBRICA] La guida universale su come comportarsi al supermercato – Cosa fare quando non si vuole più acquistare un articolo

I supermercati hanno una quantità di articoli e prodotti sugli scaffali davvero numerosa. Quando si percorrono i corridoi, ognuno contenente cinquanta tipi di articoli differenti per tipologia di prodotto, è inevitabile soffermarsi e lasciarsi sopraffare da un senso di smarrimento e indecisione sull’acquisto. Se c’è chi non si lascia corrompere da offerte, forme e colori, c’è anche chi si lascia influenzare mettendo nel carrello articoli scelti sotto l’impulso del momento e non perché quel prodotto sia il motivo scatenante dell’intera spesa. Uno sfizio, diciamo. Il problema è che nei grandi supermercati, di oggetti desiderabili che non sono presenti nella lista della spesa, ce ne sono parecchi e spesso si giunge a neanche la metà dei corridoi che ci si ritrova un carrello pieno di prodotti che dopotutto non sono indispensabili, perciò ci si chiede: “Perché li ho presi? Quasi, quasi li metto giù”.

Chiunque lavori in un supermercato sa bene che a fine giornata, girando tra le casse e gli scaffali, si trovano una quantità di resi davvero enorme! Mozzarelle nei surgelatori, pesce fresco tra le birre, formaggi nascosti tra le caramelle e i chewingum e tanto altro ancora. Talmente tanti che a volte ci si riempiono i carrelli. Se i prodotti non freschi si riescono a salvare e vengono riposti nel loro luogo di appartenenza non si può dire lo stesso per gli articoli da frigorifero. Purtroppo i tempismi di raccolta resi sono molto lenti in un supermercato con afflussi di clientela medio alti, tant’è che la raccolta viene fatta in generale una tantum e non in maniera costante eccetto per le casse. Quando ad una cassiera viene reso un prodotto fresco in generale quest’ultimo viene immediatamente riportato nei frigo e rimesso in vendita. Quando invece gli articoli freschi vengono lasciati tra i corridoi oppure nascosti, non sempre possono essere rimessi in vendita perché spesso il tempo trascorso fuori dai frigoriferi è troppo. Se calcolate l’enorme quantitativo di articoli freschi che non riescono ad essere salvati dalla pattumiera e la moltiplicate per il quantitativo di supermercati che ci sono solo nel territorio avrete come risultato uno spreco alimentare notevole solo perché “Effettivamente questo articolo non mi serve, lo lascio”. Quindi

Cosa fare quando non si vuole più acquistare un articolo?

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Se tutti ci impegnassimo a seguire queste semplici regole, senza dubbio molti articoli verrebbero salvati dalla pattumiera e non preoccupatevi, nessuno vi giudicherà se decidete di lasciare qualcosa che non volete alla cassiera, quindi non abbiate paura.

Se questa rubrica vi piace fatemelo sapere con un “mi piace” o un commento qui sotto con cosa potrebbe essere utile inserire nella GUIDA, che come sempre spero vi sia utile.

[Notizie] Dopo i supermercati ecco gli asili nido aperti 24 ore su 24

È di ieri la notizia che sta facendo discutere in molti. Il consiglio comunale di Milano ha avanzato la proposta che gli asili nido pubblici siano aperti una volta al mese anche di sera. Questa scelta è stata presa in considerazione per consentire ai genitori dei bambini dai 3 mesi ai 6 anni di ritrovare un pizzico di vita sociale. Mentre si discute la cosa, con non pochi commenti negativi, in Brianza è già partita la sperimentazione in 11 comuni. Tra le cose che fanno più discutere c’è la gestione dei costi e del personale, dato che negli ultimi tempi l’istruzione pubblica, insieme alla sanità, è sempre più vittima di tagli da parte dello Stato. Bisogna anche prendere in considerazione il fatto che non in tutte le aree, che siano di Milano, di Roma o di Palermo, le famiglie hanno le stesse necessità e le stesse possibilità, quindi questa è un’iniziativa che andrebbe sviluppata secondo le esigenze delle aree circoscritte. Terzo punto e non meno importante degli altri (anzi), è che non tutti i genitori possono permettersi un costante appoggio da parte dei nonni o di una tata che possa occuparsi dei figli quando loro sono al lavoro. Le esigenze delle famiglie credo che siano ben altre. Il problema non è riscoprire la propria vita sociale senza figli una sera ogni mese, bensì riscoprirla in una costante condizione che favorisca la possibilità di godere di una vita sociale insieme come nucleo familiare. In questo Blog si affrontano argomenti ben specifici che riguardano la vita all’interno dei supermercati, negozi e centri commerciali, tuttavia credo che questa notizia possa essere collegata alle sue tematiche, infatti, come voi sapete, non ho mai visto di buon occhio le aperture 24H ne tanto meno quelle festive e questo varrebbe anche per gli asili pubblici. In un periodo di crisi lavorativa ed economica il nostro paese sta prendendo scelte e provvedimenti per venire in contro alle esigenze degli individui allungando l’orario di lavoro e le aperture di varie strutture e servizi. Non tutte, di alcune. Ma è davvero questo che serve a migliorare la nostra “vita sociale”? Che poi, la vita sociale di chi? Di alcuni sulle spalle di altri, magari sottopagati, con contratti precari e senza diritti specifici a cui appellarsi? La vita sociale deve essere estesa a tutti egualmente soprattutto alle famiglie garantendo infrastrutture pubbliche solide, stipendi adeguati, servizi per madri lavoratrici, tassazioni adeguate, incentivi e sostegni alle famiglie, lavoro e applicazione dei diritti civili. Per farla breve, garantendo una vita dignitosa si può avere una vita sia sociale che migliore sempre e non una sera al mese per andare magari a fare la spesa al Carrefour aperto 24 H in santa pace senza pargoli al seguito.

In conclusione, non sono le aperture prolungate di alcuni servizi a migliorare la nostra situazione, ma a farlo sarebbero una distribuzione dell’orario lavorativo, leggi specifiche e una cultura del lavoro stessa migliore e più democratica.

 

La democrazia non è solo il diritto di voto, è il diritto di vivere con dignità.
(Naomi Klein)

Voi cosa ne pensate?

[RUBRICA] Il supermercato del Bon Ton – Il saluto

Il supermercato è uno di quei luoghi dove ognuno di noi va almeno una volta alla settimana. Con l’avvento di internet ormai la maggior parte degli acquisti si effettua online e questo implica il fatto di non dover avere a che fare con le persone. Niente rapporti interpersonali dunque, quindi nessuna regola del buon comportamento. Anche se alcuni supermercati e piattaforme permettono di acquistare cibo attraverso il computer e riceverlo comodamente a casa, la maggior parte dei consumatori, per comprare si reca ancora nei negozi.  Al contrario di internet però, questo obbliga ognuno ad avere dei rapporti con altre persone. È inevitabile. Il supermercato pulula di gente a partire dal parcheggio. Piera, lavorando come cassiera al Supermercato Qualunque da parecchio tempo, ha notato che nonostante fare la spesa sia una pratica ormai antica, molte persone non hanno ben chiaro come comportarsi durante questa routine. Ecco perché nasce questa rubrica che vuole essere un aiuto o un semplice consulto per chi si reca a fare la spesa e deve relazionarsi con le persone all’interno del supermercato o di qualsiasi altro negozio. Questi pratici consigli possono essere utili anche in altri ambiti della giornata e in svariati luoghi che implichino, seppur minimamente, un contatto umano. In attesa che tutto quello che facciamo si svolga per mezzo del computer e limiti le relazioni ad una tastiera, ecco il primo consiglio che può rivelarsi utile per migliorare la giornata altrui e perché no, anche la propria.

IL SALUTO

Nel vocabolario Treccani la parola saluto è descritta come un “Atto, costituito da un cenno, da un gesto, accompagnato per lo più da parole, e talora consistente anche di sole parole, che si scambia con una persona nel momento in cui la si incontra, o quando si prende commiato da lei, per manifestare rispetto, affetto, simpatia, devozione, sottomissione anche se spesso è un semplice atto di cortesia formale.” Ecco. Soffermiamoci sull’ultima parte, che le prime descritte non sono di certo emozioni che scaturiscono relazionandosi con un estraneo dietro al bancone del pesce o dietro una cassa del supermercato.

Nella nostra cultura non siamo tenuti a salutare né con inchini né con altre usanze particolari che rendano complicato l’approccio iniziale con un’altra persona. Di certo in un sabato affollato di inizio mese non ci metteremmo mai a stringere la mano e a dare due o tre bacetti sulla guancia a chiunque incontriamo. Quelli sono gesti a noi conosciuti, ma che limitiamo ad un certo tipo di persone come quelle di affari per la prima e quelle personali e strette per la seconda. Fatto sta che, come dicevo prima, quando usciamo dalla nostra casa per effettuare degli acquisti nei negozi, siamo costretti ad avere relazioni interpersonali con altri esseri viventi. Sì, i commessi sono delle persone ed in quanto tali, nonostante stiano svolgendo un lavoro, anche loro rientrano a far parte delle persone che vanno salutate. Ovviamente anche essi, per quanto imbronciati siano per situazioni legittime o meno, sono tenuti a farlo. Il bello del saluto è che è qualcosa che torna indietro come un eco, è un atto di gentilezza e di riguardo che di solito le persone civili dovrebbero avere.

Anche se non dobbiamo intavolare una conversazione formale dietro un tè, quando dobbiamo chiedere uno sfilatino al banco panetteria, o una fesa di tacchino in macelleria o dobbiamo pagare alla cassa, il consiglio Bon Ton è quello di salutare anche con un semplice buongiorno chi ci sta davanti prima di effettuare la nostra richiesta. Il tempo che “perderemo” nell’applicare questa usanza è di qualche secondo, quindi non c’è una scusa buona per non farlo. Qui di seguito trovate alcune idee su come salutare una commesso.

saluto

Niente di complicato, no?

Quali sono secondo voi le regole del Bon Ton che dovrebbero essere rispettate all’interno di un negozio?

Commentate qui sotto o inviate una email a leconfessionidiunacassiera@gmail.com

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